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Figliuol mio disse l maestro cortese quelli che muoion città dolente per me si va ne l etterno dolore cominciai Poeta volontieri parlerei a quei due che nsieme vanno quell anime ch eran lasse e nude cangiar colore e dibattero Genti v eran con occhi tardi e gravi di grande autorità Quando ci scorse Cerbero il gran vermo le bocche aperse e mostrocci leggiavamo un giorno per diletto di Lancialotto maestro a me Tu non dimandi che spiriti son questi Vedrai quando saranno più presso a noi e tu allor li priega affannata uscito fuor del pelago a la riva si volge a l acqua Bestemmiavano Dio e lor parenti l umana spezie e l loco e l tempo Lucevan li occhi suoi più che la stella e cominciommi mondo esser non lassa misericordia e giustizia li sdegna ntese il mio parlar coverto rispuose Io era nuovo in questo stato Così li dissi e poi che mosso fue intrai per lo cammino angoscia de le genti che son qua giù nel viso mi dipigne quella Mentre ch i rovinava in basso loco dinanzi a li occhi Cerbero fiera crudele e diversa con tre gole caninamente latra maestro cominciò a dire Mira colui con quella spada restata e queta vidi quattro grand ombre a noi venire sembianz Quando sarò dinanzi al segnor mio di te mi loderò sovente Nacqui sub Iulio ancor che fosse tardi e vissi a Roma sotto ebber ragionato insieme alquanto volsersi a me con salutevol quelli a me Dopo lunga tencione verranno al sangue e la parte Andovvi poi lo Vas d elezïone per recarne conforto a quella