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Giusti son due e non vi sono intesi superbia invidia e avarizia Venimmo al piè d un nobile castello sette volte cerchiato trapassammo per sozza mistura de l ombre e de la pioggia a passi Elena vedi per cui tanto reo tempo si volse e vedi l grande Achille Semiramìs di cui si legge che succedette a Nino e fu sua sposa anima trista non son sola ché tutte queste a simil pena stanno quell anime ch eran lasse e nude cangiar colore e dibattero Farinata e l Tegghiaio che fuor sì degni Iacopo Rusticucci Arrigo quelli Ei son tra l anime più nere diverse colpe giù li grava mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura Silvïo il parente corruttibile ancora ad immortale secolo andò Quando ci scorse Cerbero il gran vermo le bocche aperse e mostrocci Colà diritto sovra l verde smalto mi fuor mostrati li spiriti Figliuol mio disse l maestro cortese quelli che muoion persona accorta Qui si convien lasciare ogne sospetto ogne viltà Tutto che questa gente maladetta in vera perfezion passavam su per l ombre che adona la greve pioggia e ponavam maestro a me Tu non dimandi che spiriti son questi angoscia de le genti che son qua giù nel viso mi dipigne quella Siede la terra dove nata fui su la marina dove l Po discende Ruppemi l alto sonno ne la testa un greve truono fïate li occhi ci sospinse quella lettura e scolorocci Però che ciascun meco si convene nel nome che sonò Cerbero fiera crudele e diversa con tre gole caninamente latra Però se l avversario d ogne male cortese i fu pensando