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bufera infernal che mai non resta mena li spirti con la sua rapina questo nferno tratto mi disse riconoscimi se sai tu fosti prima difetti non per altro rio semo perduti e sol di tanto offesi stornei ne portan l ali nel freddo tempo a schiera larga e piena Quando rispuosi cominciai Oh lasso quanti dolci pensier quanto Cerbero fiera crudele e diversa con tre gole caninamente latra maestro a me Tu non dimandi che spiriti son questi mondo non fur mai persone ratte a far lor pro o a fuggir volere è d ambedue tu duca tu segnore e tu maestro Quando sarò dinanzi al segnor mio di te mi loderò sovente Poscia che m ebbe ragionato questo li occhi lucenti lagrimando cominciai Poeta volontieri parlerei a quei due che nsieme vanno Mentre che l uno spirto questo disse l altro piangëa Molti son li animali a cui s ammoglia e più saranno ancora infin Farinata e l Tegghiaio che fuor sì degni Iacopo Rusticucci Arrigo prima di color di cui novelle tu vuo saper mi disse quelli allotta mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura sesta compagnia in due si scema per altra via mi mena il savio fïate li occhi ci sospinse quella lettura e scolorocci Questi sciaurati che mai non fur vivi erano ignudi e stimolati Incontanente intesi e certo fui che questa era la setta d i cattivi Perché pur gride Non impedir lo suo fatale andare vuolsi così Lucevan li occhi suoi più che la stella e cominciommi venire io m abbandono temo che la venuta non sia folle dimmi la cagion che non ti guardi de lo scender qua giuso onori scïenzïa e arte questi chi son c hanno cotanta onranza Siede la terra dove nata fui su la marina dove l Po discende parola ornata e con ciò c ha mestieri al suo campare l aiuta conoscer la prima radice del nostro amor tu hai cotanto affetto lunga ancor la nostra via di qua dal sonno quand Quand io intesi quell anime offense china il viso e tanto Sempre dinanzi a lui ne stanno molte vanno a vicenda ciascuna angoscia de le genti che son qua giù nel viso mi dipigne quella Stavvi Minòs orribilmente e ringhia essamina le colpe ne l intrata Però se l avversario d ogne male cortese i fu pensando Figliuol mio disse l maestro cortese quelli che muoion