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dimmi la cagion che non ti guardi de lo scender qua giuso Così andammo infino a la lumera parlando cose che l tacere puose con lieto volto ond io mi confortai mi mise dentro prima di color di cui novelle tu vuo saper mi disse quelli allotta quasi al cominciar de l erta una lonza leggera e presta molto tornar de la mente che si chiuse dinanzi a la pietà Quando leggemmo il disïato riso esser basciato da cotanto amante Urlar li fa la pioggia come cani de l un de lati fanno a l altro Oscura e profonda era e nebulosa tanto che per ficcar fatta da Dio sua mercé tale che la vostra miseria non mi tange riguardai vidi una nsegna che girando correva tanto ratta Intesi ch a così fatto tormento enno dannati i peccator carnali giacean per terra tutte quante fuor d una ch a seder si levò Stavvi Minòs orribilmente e ringhia essamina le colpe ne l intrata conte quando noi fermerem li nostri passi su la trista riviera Quando ci scorse Cerbero il gran vermo le bocche aperse e mostrocci Dimmi maestro mio dimmi segnore comincia io per voler esser certo Così discesi del cerchio primaio giù nel secondo Questi non ciberà terra né peltro ma sapïenza amore e virtute innalzai un poco più le ciglia vidi l maestro di color che sanno ntese il mio parlar coverto rispuose Io era nuovo in questo stato leggiavamo un giorno per diletto di Lancialotto mondo non fur mai persone ratte a far lor pro o a fuggir difetti non per altro rio semo perduti e sol di tanto offesi udire e che parlar vi piace noi udiremo e parleremo a voi mentre perché venirvi o chi l concede Io non Enëa io non Paulo venuti al loco ov i t ho detto che tu vedrai le genti dolorose appresso convien che questa caggia infra tre soli e che l altra Mentre che l uno spirto questo disse l altro piangëa Nacqui sub Iulio ancor che fosse tardi e vissi a Roma sotto Giustizia mosse il mio alto fattore fecemi la divina podestate Questo passammo come terra dura per sette porte intrai con questi penso e discerno che tu mi segui e io sarò tua guida e trarrotti ebber ragionato insieme alquanto volsersi a me con salutevol tutte parti impera e quivi regge quivi è la sua città diritti occhi torse allora in biechi guardommi angoscia che tu hai forse ti tira fuor de la mia mente affannata uscito fuor del pelago a la riva si volge a l acqua disvuol ciò che volle e per novi pensier cangia proposta Caron non ti crucciare vuolsi così colà dove si puote