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Venimmo al piè d un nobile castello sette volte cerchiato Quando giungon davanti a la ruina quivi le strida il compianto verso noi venir per nave un vecchio bianco per antico pelo gridando prima di color di cui novelle tu vuo saper mi disse quelli allotta disvuol ciò che volle e per novi pensier cangia proposta dimmi la cagion che non ti guardi de lo scender qua giuso cominciai Poeta che mi guidi guarda la mia virtù s ell è possente Traemmoci così da l un de canti in loco aperto luminoso Donna è gentil nel ciel che si compiange di questo mpedimento quella umile Italia fia salute per cui morì la vergine Cammilla maestro e l mio autore tu se solo colui da cu io tolsi lo bello Tutto che questa gente maladetta in vera perfezion mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura quasi al cominciar de l erta una lonza leggera e presta molto Poscia ch io ebbi l mio dottore udito nomar le donne antiche Incontanente intesi e certo fui che questa era la setta d i cattivi Cammilla e la Pantasilea da l altra parte vidi l re Latino Caron non ti crucciare vuolsi così colà dove si puote Parìs Tristano e più di mille ombre mostrommi e nominommi riguardar oltre mi diedi vidi genti a la riva d un gran fiume Caccianli i ciel per non esser men belli né lo profondo inferno vorrai salire anima fia a ciò più di me degna con lei ti lascerò puose con lieto volto ond io mi confortai mi mise dentro ntese il mio parlar coverto rispuose Io era nuovo in questo stato altri poeti onore e lume vagliami l lungo studio e l grande amore lunga ancor la nostra via di qua dal sonno quand Bruto che cacciò Tarquino Lucrezia Iulia Marzïa e Corniglia Beatrice che ti faccio andare vegno del loco ove tornar disio posso ritrar di tutti a pieno però che sì mi caccia il lungo Eletra con molti compagni tra quai conobbi Ettòr ed Enea Cesare nullo amato amar perdona mi prese del costui piacer sì forte Genti v eran con occhi tardi e gravi di grande autorità cominciai Poeta volontieri parlerei a quei due che nsieme vanno sappi che dinanzi ad essi spiriti umani non eran salvati Oscura e profonda era e nebulosa tanto che per ficcar rispuosi Ciacco il tuo affanno mi pesa sì ch a lagrimar mi nvita Poeta io ti richeggio per quello Dio che tu non conoscesti acciò Stavvi Minòs orribilmente e ringhia essamina le colpe ne l intrata passavam su per l ombre che adona la greve pioggia e ponavam Virgilio e quella fonte che spandi di parlar sì largo fiume