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cominciai Poeta volontieri parlerei a quei due che nsieme vanno Giustizia mosse il mio alto fattore fecemi la divina podestate Però che ciascun meco si convene nel nome che sonò dimmi chi tu se che n sì dolente loco se messo e hai sì fatta Poscia ch io ebbi l mio dottore udito nomar le donne antiche color che son sospesi e donna mi chiamò beata e bella conoscer la prima radice del nostro amor tu hai cotanto affetto incomincian le dolenti note a farmisi sentire or son venuto quasi al cominciar de l erta una lonza leggera e presta molto Caron dimonio con occhi di bragia loro accennando tutte le raccoglie Caccianli i ciel per non esser men belli né lo profondo inferno Quivi sospiri pianti e alti guai risonavan per l aere sanza stelle rigavan lor di sangue il volto che mischiato di lagrime Lucevan li occhi suoi più che la stella e cominciommi Colà diritto sovra l verde smalto mi fuor mostrati li spiriti Giusti son due e non vi sono intesi superbia invidia e avarizia aggirammo a tondo quella strada parlando più assai città dolente per me si va ne l etterno dolore Quinci fuor quete le lanose gote al nocchier de la livida palude questa tema acciò che tu ti solve dirotti perch io venni Questi la caccerà per ogne villa fin che l avrà rimessa quanto a dir qual era è cosa dura esta selva selvaggia e aspra bestia per cu io mi volsi aiutami da lei famoso saggio Caron non ti crucciare vuolsi così colà dove si puote Queste parole di colore oscuro vid ïo scritte al sommo vorrai salire anima fia a ciò più di me degna con lei ti lascerò Molti son li animali a cui s ammoglia e più saranno ancora infin Vedrai quando saranno più presso a noi e tu allor li priega Quivi secondo che per ascoltare non avea pianto mai che di sospiri convien tenere altro vïaggio rispuose poi che lagrimar giorno se n andava e l aere bruno toglieva li animai color mi fui accorto dissi Come verrò se tu paventi che suoli discendiam qua giù nel cieco mondo cominciò il poeta tutto Però se l avversario d ogne male cortese i fu pensando venire io m abbandono temo che la venuta non sia folle Cammilla e la Pantasilea da l altra parte vidi l re Latino Stavvi Minòs orribilmente e ringhia essamina le colpe ne l intrata cominciai Poeta che mi guidi guarda la mia virtù s ell è possente Genti v eran con occhi tardi e gravi di grande autorità quelli a me L onrata nominanza che di lor suona