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dimmi al tempo d i dolci sospiri a che e come concedette amore Eletra con molti compagni tra quai conobbi Ettòr ed Enea Cesare Quali fioretti dal notturno gelo chinati e chiusi mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura ritrasser tutte quante insieme forte piangendo a la riva malvagia Cerbero fiera crudele e diversa con tre gole caninamente latra Quivi sospiri pianti e alti guai risonavan per l aere sanza stelle giacean per terra tutte quante fuor d una ch a seder si levò Quali colombe dal disio chiamate con l ali alzate e ferme Caron non ti crucciare vuolsi così colà dove si puote venire io m abbandono temo che la venuta non sia folle cittadini mi chiamaste Ciacco per la dannosa colpa Poscia che m ebbe ragionato questo li occhi lucenti lagrimando Urlar li fa la pioggia come cani de l un de lati fanno a l altro Questa chiese Lucia in suo dimando e disse Or ha bisogno Così vid i adunar la bella scola di quel segnor de l altissimo mondo non fur mai persone ratte a far lor pro o a fuggir udire e che parlar vi piace noi udiremo e parleremo a voi mentre Galeotto fu l libro e chi lo scrisse quel giorno verso noi venir per nave un vecchio bianco per antico pelo gridando venuti al loco ov i t ho detto che tu vedrai le genti dolorose Cammilla e la Pantasilea da l altra parte vidi l re Latino riguardar oltre mi diedi vidi genti a la riva d un gran fiume venni in loco d ogne luce muto che mugghia come fa mar per tempesta puose con lieto volto ond io mi confortai mi mise dentro tutte brame sembiava carca ne la sua magrezza e molte genti convien tenere altro vïaggio rispuose poi che lagrimar partiva disse Per altra via per altri porti verrai a piaggia Questo misero modo tegnon l anime triste di coloro che visser Allor fu la paura un poco queta che nel lago del cor m era durata Donna è gentil nel ciel che si compiange di questo mpedimento Mentre che l uno spirto questo disse l altro piangëa Quivi secondo che per ascoltare non avea pianto mai che di sospiri Ruppemi l alto sonno ne la testa un greve truono Finito questo la buia campagna tremò sì forte che de lo spavento Giusti son due e non vi sono intesi superbia invidia e avarizia altra è colei che s ancise amorosa e ruppe fede al cener abbaiando agogna e si racqueta poi che l pasto morde Beatrice che ti faccio andare vegno del loco ove tornar disio Così andammo infino a la lumera parlando cose che l tacere quella a me Nessun maggior dolore che ricordarsi del tempo felice