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Quali colombe dal disio chiamate con l ali alzate e ferme Quivi sospiri pianti e alti guai risonavan per l aere sanza stelle Mentre ch i rovinava in basso loco dinanzi a li occhi vorrai salire anima fia a ciò più di me degna con lei ti lascerò aggirammo a tondo quella strada parlando più assai Farinata e l Tegghiaio che fuor sì degni Iacopo Rusticucci Arrigo Grandine grossa acqua tinta e neve per l aere tenebroso si riversa quando tu sarai nel dolce mondo priegoti ch a la mente altrui Poscia ch io v ebbi alcun riconosciuto vidi e conobbi l ombra innalzai un poco più le ciglia vidi l maestro di color che sanno Traemmoci così da l un de canti in loco aperto luminoso discendiam qua giù nel cieco mondo cominciò il poeta tutto città ch è piena d invidia sì che già trabocca il sacco Figliuol mio disse l maestro cortese quelli che muoion proda mi trovai de la valle d abisso dolorosa che ntrono accoglie venni a te così com ella volse d inanzi a quella fiera ti levai Eletra con molti compagni tra quai conobbi Ettòr ed Enea Cesare Donna è gentil nel ciel che si compiange di questo mpedimento affannata uscito fuor del pelago a la riva si volge a l acqua Cerbero fiera crudele e diversa con tre gole caninamente latra rispuosi Ciacco il tuo affanno mi pesa sì ch a lagrimar mi nvita volontieri acquista e giugne l tempo che perder disvuol ciò che volle e per novi pensier cangia proposta quanto a dir qual era è cosa dura esta selva selvaggia e aspra parola ornata e con ciò c ha mestieri al suo campare l aiuta Sempre dinanzi a lui ne stanno molte vanno a vicenda ciascuna quando l anima mal nata li vien dinanzi tutta si confessa Ruppemi l alto sonno ne la testa un greve truono rivolsi a loro e parla io e cominciai Francesca i tuoi martìri conte quando noi fermerem li nostri passi su la trista riviera Poeta io ti richeggio per quello Dio che tu non conoscesti acciò Però che ciascun meco si convene nel nome che sonò Dunque che è perché perché restai perché tanta viltà bufera infernal che mai non resta mena li spirti con la sua rapina distese le sue spanne prese la terra e con piene le pugna perché ritorni a tanta noia perché non sali il dilettoso monte partiva disse Per altra via per altri porti verrai a piaggia Tutti lo miran tutti onor li fanno quivi vid ïo Socrate e Platone Questo passammo come terra dura per sette porte intrai con questi prese al cor quando lo ntesi però che gente di molto valore venuti al loco ov i t ho detto che tu vedrai le genti dolorose città dolente per me si va ne l etterno dolore Temer si dee di sole quelle cose c hanno potenza di fare altrui