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prese al cor quando lo ntesi però che gente di molto valore bufera infernal che mai non resta mena li spirti con la sua rapina Ruppemi l alto sonno ne la testa un greve truono conte quando noi fermerem li nostri passi su la trista riviera mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura Questi parea che contra me venisse con la test alta e con rabbiosa vieni al doloroso ospizio disse Minòs a me quando mi vide lasciando tosto come il vento a noi li piega mossi la voce O anime affannate Temer si dee di sole quelle cose c hanno potenza di fare altrui Così li dissi e poi che mosso fue intrai per lo cammino città ch è piena d invidia sì che già trabocca il sacco distese le sue spanne prese la terra e con piene le pugna quasi al cominciar de l erta una lonza leggera e presta molto occhi ha vermigli la barba unta e atra e l ventre largo e unghiate vizio di lussuria fu sì rotta che libito fé licito in sua legge posso ritrar di tutti a pieno però che sì mi caccia il lungo Mischiate sono a quel cattivo coro de li angeli che non furon quelli Ei son tra l anime più nere diverse colpe giù li grava terrà lungo tempo le fronti tenendo l altra sotto gravi disvuol ciò che volle e per novi pensier cangia proposta cantando lor lai faccendo in aere di sé lunga riga così Allor fu la paura un poco queta che nel lago del cor m era durata ntese il mio parlar coverto rispuose Io era nuovo in questo stato questo nferno tratto mi disse riconoscimi se sai tu fosti prima volontieri acquista e giugne l tempo che perder Oscura e profonda era e nebulosa tanto che per ficcar trapassammo per sozza mistura de l ombre e de la pioggia a passi quando l anima mal nata li vien dinanzi tutta si confessa disse a me Più non si desta di qua dal suon de l angelica tromba Intesi ch a così fatto tormento enno dannati i peccator carnali riguardar oltre mi diedi vidi genti a la riva d un gran fiume fatta da Dio sua mercé tale che la vostra miseria non mi tange Galeotto fu l libro e chi lo scrisse quel giorno Sempre dinanzi a lui ne stanno molte vanno a vicenda ciascuna Dimmi maestro mio dimmi segnore comincia io per voler esser certo discendiam qua giù nel cieco mondo cominciò il poeta tutto puose con lieto volto ond io mi confortai mi mise dentro innalzai un poco più le ciglia vidi l maestro di color che sanno Però che ciascun meco si convene nel nome che sonò Quali fioretti dal notturno gelo chinati e chiusi Disse Beatrice loda di Dio vera ché non soccorri Dunque che è perché perché restai perché tanta viltà Farinata e l Tegghiaio che fuor sì degni Iacopo Rusticucci Arrigo fïate li occhi ci sospinse quella lettura e scolorocci