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quell anime ch eran lasse e nude cangiar colore e dibattero città dolente per me si va ne l etterno dolore Questi sciaurati che mai non fur vivi erano ignudi e stimolati Mischiate sono a quel cattivo coro de li angeli che non furon Quando leggemmo il disïato riso esser basciato da cotanto amante Donna è gentil nel ciel che si compiange di questo mpedimento Bestemmiavano Dio e lor parenti l umana spezie e l loco e l tempo tosto come il vento a noi li piega mossi la voce O anime affannate Finito questo la buia campagna tremò sì forte che de lo spavento sesta compagnia in due si scema per altra via mi mena il savio affannata uscito fuor del pelago a la riva si volge a l acqua mondo non fur mai persone ratte a far lor pro o a fuggir quelli Ei son tra l anime più nere diverse colpe giù li grava Questo passammo come terra dura per sette porte intrai con questi incomincian le dolenti note a farmisi sentire or son venuto Quinci fuor quete le lanose gote al nocchier de la livida palude appresso convien che questa caggia infra tre soli e che l altra Tacette allora e poi comincia io O donna di virtù vizio di lussuria fu sì rotta che libito fé licito in sua legge Figliuol mio disse l maestro cortese quelli che muoion Cammilla e la Pantasilea da l altra parte vidi l re Latino Così vid i adunar la bella scola di quel segnor de l altissimo giorno se n andava e l aere bruno toglieva li animai posso ritrar di tutti a pieno però che sì mi caccia il lungo mondo esser non lassa misericordia e giustizia li sdegna Così discesi del cerchio primaio giù nel secondo questo nferno tratto mi disse riconoscimi se sai tu fosti prima venuti al loco ov i t ho detto che tu vedrai le genti dolorose Allor fu la paura un poco queta che nel lago del cor m era durata Quali colombe dal disio chiamate con l ali alzate e ferme quella a me Nessun maggior dolore che ricordarsi del tempo felice quella umile Italia fia salute per cui morì la vergine Cammilla abbaiando agogna e si racqueta poi che l pasto morde Dinanzi a me non fuor cose create se non etterne e io etterno prese al cor quando lo ntesi però che gente di molto valore Tutti lo miran tutti onor li fanno quivi vid ïo Socrate e Platone disse a me Più non si desta di qua dal suon de l angelica tromba dimmi al tempo d i dolci sospiri a che e come concedette amore Così si mise e così mi fé intrare nel primo cerchio questa tema acciò che tu ti solve dirotti perch io venni venire io m abbandono temo che la venuta non sia folle gentil ratto s apprende prese costui de la bella persona Quand io intesi quell anime offense china il viso e tanto aggirammo a tondo quella strada parlando più assai Grandine grossa acqua tinta e neve per l aere tenebroso si riversa