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nullo amato amar perdona mi prese del costui piacer sì forte Quivi sospiri pianti e alti guai risonavan per l aere sanza stelle gentil ratto s apprende prese costui de la bella persona quasi al cominciar de l erta una lonza leggera e presta molto Poscia che m ebbe ragionato questo li occhi lucenti lagrimando quanto a dir qual era è cosa dura esta selva selvaggia e aspra anima trista non son sola ché tutte queste a simil pena stanno Sempre dinanzi a lui ne stanno molte vanno a vicenda ciascuna autunno si levan le foglie l una appresso de l altra angoscia de le genti che son qua giù nel viso mi dipigne quella Mentre ch i rovinava in basso loco dinanzi a li occhi Diverse lingue orribili favelle parole di dolore accenti altri poeti onore e lume vagliami l lungo studio e l grande amore ritrasser tutte quante insieme forte piangendo a la riva malvagia giacean per terra tutte quante fuor d una ch a seder si levò stornei ne portan l ali nel freddo tempo a schiera larga e piena quelli a me L onrata nominanza che di lor suona maestro a me Tu non dimandi che spiriti son questi trapassammo per sozza mistura de l ombre e de la pioggia a passi riguardai vidi una nsegna che girando correva tanto ratta Queste parole di colore oscuro vid ïo scritte al sommo Rispuosemi Non omo omo già fui e li parenti miei furon lombardi Questa chiese Lucia in suo dimando e disse Or ha bisogno Però che ciascun meco si convene nel nome che sonò restata e queta vidi quattro grand ombre a noi venire sembianz terzo cerchio de la piova etterna maladetta fredda e greve regola Mischiate sono a quel cattivo coro de li angeli che non furon terra lagrimosa diede vento che balenò una luce vermiglia Traemmoci così da l un de canti in loco aperto luminoso animal grazïoso e benigno che visitando vai per l aere perso maestro e l mio autore tu se solo colui da cu io tolsi lo bello leggiavamo un giorno per diletto di Lancialotto diritti occhi torse allora in biechi guardommi mondo non fur mai persone ratte a far lor pro o a fuggir Quivi secondo che per ascoltare non avea pianto mai che di sospiri posso ritrar di tutti a pieno però che sì mi caccia il lungo principio del mattino e l sol montava n sù con quelle stelle maestro cominciò a dire Mira colui con quella spada affannata uscito fuor del pelago a la riva si volge a l acqua Genti v eran con occhi tardi e gravi di grande autorità sappi che dinanzi ad essi spiriti umani non eran salvati Caron non ti crucciare vuolsi così colà dove si puote Poscia ch io v ebbi alcun riconosciuto vidi e conobbi l ombra vizio di lussuria fu sì rotta che libito fé licito in sua legge Cerbero fiera crudele e diversa con tre gole caninamente latra quando l anima mal nata li vien dinanzi tutta si confessa