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bestia per cu io mi volsi aiutami da lei famoso saggio Intesi ch a così fatto tormento enno dannati i peccator carnali Quinci fuor quete le lanose gote al nocchier de la livida palude Stavvi Minòs orribilmente e ringhia essamina le colpe ne l intrata città ch è piena d invidia sì che già trabocca il sacco dimmi la cagion che non ti guardi de lo scender qua giuso Dinanzi a me non fuor cose create se non etterne e io etterno Figliuol mio disse l maestro cortese quelli che muoion quanto a dir qual era è cosa dura esta selva selvaggia e aspra terrà lungo tempo le fronti tenendo l altra sotto gravi lunga ancor la nostra via di qua dal sonno quand distese le sue spanne prese la terra e con piene le pugna costì anima viva pàrtiti da cotesti che son morti Tutto che questa gente maladetta in vera perfezion Siede la terra dove nata fui su la marina dove l Po discende Temer si dee di sole quelle cose c hanno potenza di fare altrui Intanto voce fu per me udita Onorate l altissimo poeta l ombra Traemmoci così da l un de canti in loco aperto luminoso trapassammo per sozza mistura de l ombre e de la pioggia a passi colle giunto là dove terminava quella valle che m avea di paura Diverse lingue orribili favelle parole di dolore accenti Questi sciaurati che mai non fur vivi erano ignudi e stimolati Così si mise e così mi fé intrare nel primo cerchio cittadini mi chiamaste Ciacco per la dannosa colpa Questi parea che contra me venisse con la test alta e con rabbiosa quando tu sarai nel dolce mondo priegoti ch a la mente altrui maestro e l mio autore tu se solo colui da cu io tolsi lo bello vizio di lussuria fu sì rotta che libito fé licito in sua legge Quando giungon davanti a la ruina quivi le strida il compianto Colà diritto sovra l verde smalto mi fuor mostrati li spiriti Disse Beatrice loda di Dio vera ché non soccorri Ruppemi l alto sonno ne la testa un greve truono proda mi trovai de la valle d abisso dolorosa che ntrono accoglie bufera infernal che mai non resta mena li spirti con la sua rapina Giustizia mosse il mio alto fattore fecemi la divina podestate Finito questo la buia campagna tremò sì forte che de lo spavento animal grazïoso e benigno che visitando vai per l aere perso convien tenere altro vïaggio rispuose poi che lagrimar appresso convien che questa caggia infra tre soli e che l altra lungi n eravamo ancora un poco ma non sì ch io non discernessi Quali fioretti dal notturno gelo chinati e chiusi ebber ragionato insieme alquanto volsersi a me con salutevol venuti al loco ov i t ho detto che tu vedrai le genti dolorose Tacette allora e poi comincia io O donna di virtù disse a me Più non si desta di qua dal suon de l angelica tromba Vedrai quando saranno più presso a noi e tu allor li priega