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Allor fu la paura un poco queta che nel lago del cor m era durata Poeta io ti richeggio per quello Dio che tu non conoscesti acciò incomincian le dolenti note a farmisi sentire or son venuto dimmi al tempo d i dolci sospiri a che e come concedette amore Quando rispuosi cominciai Oh lasso quanti dolci pensier quanto terra lagrimosa diede vento che balenò una luce vermiglia restata e queta vidi quattro grand ombre a noi venire sembianz cittadini mi chiamaste Ciacco per la dannosa colpa lungi n eravamo ancora un poco ma non sì ch io non discernessi Questo misero modo tegnon l anime triste di coloro che visser quella a me Nessun maggior dolore che ricordarsi del tempo felice Oscura e profonda era e nebulosa tanto che per ficcar Quand io intesi quell anime offense china il viso e tanto tornar de la mente che si chiuse dinanzi a la pietà Virgilio e quella fonte che spandi di parlar sì largo fiume Questi parea che contra me venisse con la test alta e con rabbiosa verso noi venir per nave un vecchio bianco per antico pelo gridando Bruto che cacciò Tarquino Lucrezia Iulia Marzïa e Corniglia lunga ancor la nostra via di qua dal sonno quand Sempre dinanzi a lui ne stanno molte vanno a vicenda ciascuna giorno se n andava e l aere bruno toglieva li animai penso e discerno che tu mi segui e io sarò tua guida e trarrotti cominciai Poeta che mi guidi guarda la mia virtù s ell è possente passavam su per l ombre che adona la greve pioggia e ponavam appresso convien che questa caggia infra tre soli e che l altra parola ornata e con ciò c ha mestieri al suo campare l aiuta Questi non hanno speranza di morte e la lor cieca vita è tanto vorrai salire anima fia a ciò più di me degna con lei ti lascerò Giustizia mosse il mio alto fattore fecemi la divina podestate maestro e l mio autore tu se solo colui da cu io tolsi lo bello riguardai vidi una nsegna che girando correva tanto ratta udire e che parlar vi piace noi udiremo e parleremo a voi mentre Silvïo il parente corruttibile ancora ad immortale secolo andò Lucia nimica di ciascun crudele si mosse e venne costì anima viva pàrtiti da cotesti che son morti rivolsi a loro e parla io e cominciai Francesca i tuoi martìri Quando leggemmo il disïato riso esser basciato da cotanto amante mondo esser non lassa misericordia e giustizia li sdegna tutte parti impera e quivi regge quivi è la sua città Ancor vo che mi nsegni e che di più parlar mi facci Temer si dee di sole quelle cose c hanno potenza di fare altrui venni a te così com ella volse d inanzi a quella fiera ti levai Nacqui sub Iulio ancor che fosse tardi e vissi a Roma sotto terrà lungo tempo le fronti tenendo l altra sotto gravi Caron dimonio con occhi di bragia loro accennando tutte le raccoglie Mentre ch i rovinava in basso loco dinanzi a li occhi Eletra con molti compagni tra quai conobbi Ettòr ed Enea Cesare