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passavam su per l ombre che adona la greve pioggia e ponavam dimmi chi tu se che n sì dolente loco se messo e hai sì fatta quando tu sarai nel dolce mondo priegoti ch a la mente altrui Farinata e l Tegghiaio che fuor sì degni Iacopo Rusticucci Arrigo Quando sarò dinanzi al segnor mio di te mi loderò sovente penso e discerno che tu mi segui e io sarò tua guida e trarrotti Quali fioretti dal notturno gelo chinati e chiusi cantando lor lai faccendo in aere di sé lunga riga così Cammilla e la Pantasilea da l altra parte vidi l re Latino tornar de la mente che si chiuse dinanzi a la pietà Parìs Tristano e più di mille ombre mostrommi e nominommi maestro cominciò a dire Mira colui con quella spada Tutto che questa gente maladetta in vera perfezion volontieri acquista e giugne l tempo che perder Tacette allora e poi comincia io O donna di virtù udire e che parlar vi piace noi udiremo e parleremo a voi mentre ridir com i v intrai tant era pien di sonno a quel punto Mentre che l uno spirto questo disse l altro piangëa Questi parea che contra me venisse con la test alta e con rabbiosa Stavvi Minòs orribilmente e ringhia essamina le colpe ne l intrata tosto come il vento a noi li piega mossi la voce O anime affannate Quivi secondo che per ascoltare non avea pianto mai che di sospiri cittadini mi chiamaste Ciacco per la dannosa colpa posso ritrar di tutti a pieno però che sì mi caccia il lungo Silvïo il parente corruttibile ancora ad immortale secolo andò quasi al cominciar de l erta una lonza leggera e presta molto Così discesi del cerchio primaio giù nel secondo disse a me Più non si desta di qua dal suon de l angelica tromba Figliuol mio disse l maestro cortese quelli che muoion color che son sospesi e donna mi chiamò beata e bella Cerbero fiera crudele e diversa con tre gole caninamente latra Questo passammo come terra dura per sette porte intrai con questi Quando ci scorse Cerbero il gran vermo le bocche aperse e mostrocci Lucevan li occhi suoi più che la stella e cominciommi Così li dissi e poi che mosso fue intrai per lo cammino posato un poco il corpo lasso ripresi via per la piaggia diserta Grandine grossa acqua tinta e neve per l aere tenebroso si riversa costì anima viva pàrtiti da cotesti che son morti saver cotanto a dentro dirotti brievemente mi rispuose perch città ch è piena d invidia sì che già trabocca il sacco Questi non ciberà terra né peltro ma sapïenza amore e virtute anima trista non son sola ché tutte queste a simil pena stanno onori scïenzïa e arte questi chi son c hanno cotanta onranza colle giunto là dove terminava quella valle che m avea di paura partiva disse Per altra via per altri porti verrai a piaggia Quand io intesi quell anime offense china il viso e tanto Quinci non passa mai anima buona e però se Caron di te si lagna