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Oscura e profonda era e nebulosa tanto che per ficcar posato un poco il corpo lasso ripresi via per la piaggia diserta venire io m abbandono temo che la venuta non sia folle Quinci fuor quete le lanose gote al nocchier de la livida palude udire e che parlar vi piace noi udiremo e parleremo a voi mentre perché ritorni a tanta noia perché non sali il dilettoso monte Traemmoci così da l un de canti in loco aperto luminoso maestro e l mio autore tu se solo colui da cu io tolsi lo bello quest andata onde li dai tu vanto intese cose che furon cagione aggirammo a tondo quella strada parlando più assai Quando giungon davanti a la ruina quivi le strida il compianto Questi sciaurati che mai non fur vivi erano ignudi e stimolati Così vid i adunar la bella scola di quel segnor de l altissimo innalzai un poco più le ciglia vidi l maestro di color che sanno ebber ragionato insieme alquanto volsersi a me con salutevol occhi ha vermigli la barba unta e atra e l ventre largo e unghiate Quali colombe dal disio chiamate con l ali alzate e ferme lunga ancor la nostra via di qua dal sonno quand convien tenere altro vïaggio rispuose poi che lagrimar parola tua intesa rispuose del magnanimo quell ombra l anima Mischiate sono a quel cattivo coro de li angeli che non furon Così si mise e così mi fé intrare nel primo cerchio Donna è gentil nel ciel che si compiange di questo mpedimento onori scïenzïa e arte questi chi son c hanno cotanta onranza venni in loco d ogne luce muto che mugghia come fa mar per tempesta rispuosi Ciacco il tuo affanno mi pesa sì ch a lagrimar mi nvita discendiam qua giù nel cieco mondo cominciò il poeta tutto Cammilla e la Pantasilea da l altra parte vidi l re Latino passavam su per l ombre che adona la greve pioggia e ponavam abbaiando agogna e si racqueta poi che l pasto morde trapassammo per sozza mistura de l ombre e de la pioggia a passi Bruto che cacciò Tarquino Lucrezia Iulia Marzïa e Corniglia rivolsi a loro e parla io e cominciai Francesca i tuoi martìri Poeta io ti richeggio per quello Dio che tu non conoscesti acciò Quando sarò dinanzi al segnor mio di te mi loderò sovente Dunque che è perché perché restai perché tanta viltà cominciai Poeta volontieri parlerei a quei due che nsieme vanno quelli Ei son tra l anime più nere diverse colpe giù li grava cittadini mi chiamaste Ciacco per la dannosa colpa Caron non ti crucciare vuolsi così colà dove si puote questo nferno tratto mi disse riconoscimi se sai tu fosti prima disse a me Più non si desta di qua dal suon de l angelica tromba difetti non per altro rio semo perduti e sol di tanto offesi appresso convien che questa caggia infra tre soli e che l altra Dinanzi a me non fuor cose create se non etterne e io etterno angoscia de le genti che son qua giù nel viso mi dipigne quella terrà lungo tempo le fronti tenendo l altra sotto gravi Questi la caccerà per ogne villa fin che l avrà rimessa sappi che dinanzi ad essi spiriti umani non eran salvati