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Così si mise e così mi fé intrare nel primo cerchio tutte brame sembiava carca ne la sua magrezza e molte genti restata e queta vidi quattro grand ombre a noi venire sembianz Questi parea che contra me venisse con la test alta e con rabbiosa diritti occhi torse allora in biechi guardommi fïate li occhi ci sospinse quella lettura e scolorocci Poscia ch io v ebbi alcun riconosciuto vidi e conobbi l ombra color che son sospesi e donna mi chiamò beata e bella Nacqui sub Iulio ancor che fosse tardi e vissi a Roma sotto Perché pur gride Non impedir lo suo fatale andare vuolsi così sappi che dinanzi ad essi spiriti umani non eran salvati Giusti son due e non vi sono intesi superbia invidia e avarizia tornar de la mente che si chiuse dinanzi a la pietà Bruto che cacciò Tarquino Lucrezia Iulia Marzïa e Corniglia abbaiando agogna e si racqueta poi che l pasto morde Dimmi maestro mio dimmi segnore comincia io per voler esser certo maestro e l mio autore tu se solo colui da cu io tolsi lo bello rigavan lor di sangue il volto che mischiato di lagrime tutte parti impera e quivi regge quivi è la sua città Lucevan li occhi suoi più che la stella e cominciommi innalzai un poco più le ciglia vidi l maestro di color che sanno Virgilio e quella fonte che spandi di parlar sì largo fiume cominciai Poeta volontieri parlerei a quei due che nsieme vanno cittadini mi chiamaste Ciacco per la dannosa colpa prese al cor quando lo ntesi però che gente di molto valore saver cotanto a dentro dirotti brievemente mi rispuose perch posato un poco il corpo lasso ripresi via per la piaggia diserta Siede la terra dove nata fui su la marina dove l Po discende penso e discerno che tu mi segui e io sarò tua guida e trarrotti autunno si levan le foglie l una appresso de l altra Così li dissi e poi che mosso fue intrai per lo cammino Temer si dee di sole quelle cose c hanno potenza di fare altrui Genti v eran con occhi tardi e gravi di grande autorità angoscia de le genti che son qua giù nel viso mi dipigne quella Mentre che l uno spirto questo disse l altro piangëa quelli Ei son tra l anime più nere diverse colpe giù li grava prima di color di cui novelle tu vuo saper mi disse quelli allotta Trasseci l ombra del primo parente d Abèl suo figlio e quella Silvïo il parente corruttibile ancora ad immortale secolo andò altra è colei che s ancise amorosa e ruppe fede al cener colle giunto là dove terminava quella valle che m avea di paura Ruppemi l alto sonno ne la testa un greve truono dimmi la cagion che non ti guardi de lo scender qua giuso venni a te così com ella volse d inanzi a quella fiera ti levai quell anime ch eran lasse e nude cangiar colore e dibattero Allor fu la paura un poco queta che nel lago del cor m era durata Stavvi Minòs orribilmente e ringhia essamina le colpe ne l intrata quest andata onde li dai tu vanto intese cose che furon cagione Caron dimonio con occhi di bragia loro accennando tutte le raccoglie