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cantando lor lai faccendo in aere di sé lunga riga così stornei ne portan l ali nel freddo tempo a schiera larga e piena Dimmi maestro mio dimmi segnore comincia io per voler esser certo anima trista non son sola ché tutte queste a simil pena stanno venire io m abbandono temo che la venuta non sia folle Sempre dinanzi a lui ne stanno molte vanno a vicenda ciascuna Dinanzi a me non fuor cose create se non etterne e io etterno leggiavamo un giorno per diletto di Lancialotto difetti non per altro rio semo perduti e sol di tanto offesi Intanto voce fu per me udita Onorate l altissimo poeta l ombra altri poeti onore e lume vagliami l lungo studio e l grande amore colle giunto là dove terminava quella valle che m avea di paura Donna è gentil nel ciel che si compiange di questo mpedimento Questo misero modo tegnon l anime triste di coloro che visser bufera infernal che mai non resta mena li spirti con la sua rapina autunno si levan le foglie l una appresso de l altra Venimmo al piè d un nobile castello sette volte cerchiato vizio di lussuria fu sì rotta che libito fé licito in sua legge Allor fu la paura un poco queta che nel lago del cor m era durata lungi n eravamo ancora un poco ma non sì ch io non discernessi Ritorna a tua scïenza che vuol quanto la cosa è più perfetta quella a me Nessun maggior dolore che ricordarsi del tempo felice Questi la caccerà per ogne villa fin che l avrà rimessa passavam su per l ombre che adona la greve pioggia e ponavam Così andammo infino a la lumera parlando cose che l tacere disse a me Più non si desta di qua dal suon de l angelica tromba Andovvi poi lo Vas d elezïone per recarne conforto a quella Silvïo il parente corruttibile ancora ad immortale secolo andò Però che ciascun meco si convene nel nome che sonò Quivi sospiri pianti e alti guai risonavan per l aere sanza stelle Tacette allora e poi comincia io O donna di virtù Nacqui sub Iulio ancor che fosse tardi e vissi a Roma sotto rispuosi Ciacco il tuo affanno mi pesa sì ch a lagrimar mi nvita Mischiate sono a quel cattivo coro de li angeli che non furon Però se l avversario d ogne male cortese i fu pensando conte quando noi fermerem li nostri passi su la trista riviera città ch è piena d invidia sì che già trabocca il sacco sesta compagnia in due si scema per altra via mi mena il savio gentil ratto s apprende prese costui de la bella persona posso ritrar di tutti a pieno però che sì mi caccia il lungo restata e queta vidi quattro grand ombre a noi venire sembianz terzo cerchio de la piova etterna maladetta fredda e greve regola maestro e l mio autore tu se solo colui da cu io tolsi lo bello nullo amato amar perdona mi prese del costui piacer sì forte Traemmoci così da l un de canti in loco aperto luminoso distese le sue spanne prese la terra e con piene le pugna Così li dissi e poi che mosso fue intrai per lo cammino giacean per terra tutte quante fuor d una ch a seder si levò Molti son li animali a cui s ammoglia e più saranno ancora infin animal grazïoso e benigno che visitando vai per l aere perso